Agenzia Hawzah News – L’Hojjatoleslam Seyyed Mofid Hosseini Kuhsari è intervenuto durante un incontro di consultazione dei divulgatori islamici internazionali nello spazio virtuale, tenutosi presso la scuola teologica Ma’sumieh di Qom e dedicato all’analisi delle diverse dimensioni della guerra imposta di Ramadan, descrivendo i recenti sviluppi internazionali come una svolta storica e civilizzazionale.
La “guerra di Ramadan”, preludio a un nuovo ordine mondiale
L’Hojjatoleslam Hosseini Kuhsari ha sottolineato che gli eventi in corso non possono essere ridotti a un conflitto militare limitato: «Ci troviamo nel mezzo di una trasformazione strategica. Alla luce dei cinque elementi identitari del seminario, delineati dal Leader martire della Rivoluzione, il seminario si configura come un’istituzione generatrice di civiltà, in prima linea nel confronto con il sistema di dominio».
Ha aggiunto: «Assistiamo al declino dei pilastri del sistema di dominio. La regione sta passando da una fase di dipendenza assoluta dalla sicurezza statunitense a una fase di equilibrio intelligente e di progressivo distacco dalle politiche sioniste. Il fronte della Resistenza è passato dalla deterrenza difensiva a un ruolo offensivo e determinante, spingendo il regime sionista dal mito dell’invincibilità a una crisi esistenziale e a un declino irreversibile».
L’emergere di un “esercito cibernetico nascosto”
Il responsabile per gli affari internazionali dei seminari ha evidenziato anche nuove dinamiche nello scenario globale: «Una delle conseguenze di questa guerra è l’attivazione di capacità finora poco visibili. Siamo di fronte a un esercito cibernetico emergente: individui di diverse nazionalità, non sciiti e persino non religiosi, che, riconoscendo la verità, si sono schierati al fianco del fronte della Resistenza. È un fenomeno che supera confini geografici e religiosi».
Dalle piattaforme alle relazioni umane
Nel contesto della guerra mediatica, ha richiamato la necessità di cambiare approccio: «A causa delle limitazioni e degli algoritmi mirati delle piattaforme occidentali, l’attività nelle reti ufficiali incontra ostacoli. Oggi la risorsa più efficace sono le relazioni dirette e le reti umane».
«Convincere una sola persona attraverso un contatto diretto – ha aggiunto – è più efficace di migliaia di visualizzazioni artificiali o controllate».
Le priorità strategiche dei divulgatori internazionali
L’Hojjatoleslam Hosseini Kuhsari ha indicato cinque direttrici principali.
- Orientare l’opinione pubblica occidentale, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, per esercitare pressione sui governi e aumentare i costi del conflitto per il regime sionista.
- Evidenziare la coesione e la forza della Repubblica Islamica e del fronte della Resistenza sul piano militare e diplomatico.
- Raccontare il declino della civiltà occidentale e la crisi dei suoi sostenitori.
- Adottare un approccio offensivo nella risposta alle accuse, superando atteggiamenti difensivi (iranofobia, sciitofobia, accuse sullo Stretto di Hormuz).
- Presentare la Velayat-e Faqih (Autorità del Faqih), chiarendo il ruolo della guida religiosa e il modello di governo islamico come proposta per l’umanità.
Intelligenza, sicurezza e aggiornamento
Kuhsari ha infine sottolineato che l’attività dei divulgatori deve essere accompagnata da consapevolezza in materia di sicurezza, dall’uso di strumenti innovativi come l’intelligenza artificiale, dalla documentazione delle esperienze efficaci e dall’aggiornamento continuo delle competenze internazionali.
Umiltà e istighfar nel momento della vittoria
In conclusione, richiamando le sure coraniche “al-Nasr” e “al-Fath”, l’Hojjatoleslam Hosseini Kuhsari ha evidenziato l’importanza dell’umiltà e della richiesta di perdono (istighfar) anche nei momenti di successo:
«Le vittorie sono una grazia divina. Dobbiamo chiedere a Dio di aiutarci a svolgere correttamente i nostri compiti e di colmare le nostre mancanze. Non bisogna fermarsi a quanto fatto, ma proseguire con maggiore impegno e consapevolezza nel nuovo contesto globale, sulla via della dignità dell’Islam e della Rivoluzione»
A cura di Mostafa Milani Amin

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